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Il Giorno in Cui Ho Consegnato Giuseppe


di Cpbsxcuriosa
08.05.2026    |    1.282    |    8 10.0
"Ha afferrato di nuovo Giuseppe per i capelli, costringendolo in ginocchio, e ha concluso l’atto con un gesto deciso, lasciando tracce del suo piacere sul suo corpo già segnato..."
Era una giornata diversa. Nell’aria c’era un’elettricità particolare, la stessa che precede un temporale estivo.
Io, Noemi, avevo deciso che era il momento di spingermi oltre. Giuseppe, il mio sottomesso, la mia dolce troietta personale, aveva già assaporato l’obbedienza, ma oggi avrebbe conosciuto la vera resa. La sua preparazione era stata un rituale di svuotamento e riempimento: prima la depilazione totale, ogni pelo rimosso per renderlo liscio e vulnerabile come una bambola. Poi, l’armatura della sua vergogna sotto abiti maschili innocui: calze a rete che aderivano alle gambe lisce, un perizoma rosso fuoco che gli separava le natiche, un plug anale che lo dilatava in silenzio e, a coronare il suo membro rinchiuso, una gabbietta di metallo. Era il mio capolavoro segreto, pronto per essere svelato.
Avevo contattato una trans dominante, una creatura dallo sguardo predatorio e un corpo che, dalle foto, prometteva brutalità. Quando siamo arrivati nel suo appartamento, l’eccitazione mi bagnava già le mutandine.
“Spoglialo,” ho ordinato, con un tono che non ammetteva repliche.
Lei ha sorriso, un ghigno che ha fatto tremare Giuseppe. Ha iniziato a sbottonargli la camicia, a sfilargli i pantaloni, e quando il tessuto è caduto, rivelando quel corpo liscio intrappolato in pizzo rosso e rete nera, con il sesso umiliato nella sua gabbia, è esplosa in un’esclamazione roca:
“Ecco una bella troia da scopare.”
Il suono di quelle parole mi ha fatto sussultare. Giuseppe era in piedi, tremante, con gli occhi bassi. La dominante lo ha afferrato per i capelli e lo ha spinto in ginocchio.
“Prendilo,” ha ringhiato.
Giuseppe ha aperto la bocca, e lei glielo ha spinto dentro senza esitazione. Io mi sono seduta su una poltrona, una mano già infilata tra le cosce, a osservare la scena. Si sentivano i rumori umidi e soffocati, quel ritmo disperato di quando la gola è piena oltre il limite e la saliva cola lungo il mento. I suoi occhi lacrimavano, ma non poteva fermarsi. La dominante gli teneva la testa ferma, guidando ogni movimento con decisione, mentre io mi toccavo, godendo di ogni suo sussulto.
Poi, con uno strattone, lo ha tirato su.
“Basta così. Ora impari davvero.”
Lo ha girato di scatto, piegandolo sul tavolo. Le sue natiche, incorniciate dal perizoma rosso, erano una preda perfetta. Con un gesto esperto ha spostato il filo di stoffa ed estratto il plug con uno schiocco umido. Giuseppe ha gemito; il suo corpo reagiva, vuoto e sensibile.
Lei ha spalmato lubrificante e, senza preavviso, ha spinto.
Giuseppe si è sollevato sulle punte dei piedi, un gemito strozzato in gola. Il suo corpo sembrava resistere, ma la pressione era costante, inevitabile.
“Prendilo tutto,” gli sibilava all’orecchio.
E lentamente, inesorabilmente, la resistenza ha ceduto. I movimenti sono iniziati, prima lenti e profondi, poi sempre più rapidi, più intensi. Il suono dei loro corpi riempiva la stanza, insieme ai respiri spezzati e alle parole dure della dominante.
Io non riuscivo a smettere di toccarmi. Vedere il mio uomo, la mia proprietà, completamente esposto al volere di un’altra, per mio comando, era un’estasi assoluta. L’orgasmo mi ha attraversato mentre la scena raggiungeva il culmine, senza freni, senza riserve.
Alla fine, con il respiro affannoso, la dominante si è allontanata. Ha afferrato di nuovo Giuseppe per i capelli, costringendolo in ginocchio, e ha concluso l’atto con un gesto deciso, lasciando tracce del suo piacere sul suo corpo già segnato.
Ma la giornata era tutt’altro che finita.
A casa, il secondo round mi aspettava. Perché quella troietta doveva imparare che la sua umiliazione esisteva solo per il mio divertimento.
E mentre si riprendeva a fatica, io stavo già allacciando il mio strap-on, pronta a ricordargli chi fosse davvero la padrona.
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